RECENSIONE: “CADUTO FUORI DAL TEMPO” DI DAVID GROSSMAN
11 gennaio 2013 § 4 commenti
Posso chiederti una cosa?
Gli dico,
vorrei imparare a separare i ricordi dal dolore. O per lo meno una parte di essi,
per quanto è possibile, perché non tutto il passato sia così intriso di dolore.
In questo modo potrei ricordarti ancora di più, capisci?
Non avrò paura ogni volta del bruciore dei ricordi.
E devo accomiatarmi da te, gli dico pure.
Non fraintendermi (…): allontanarmi da te quel tanto necessario
perché il petto possa allargarsi in un respiro completo.
| Titolo | Caduto fuori dal tempo |
| Titolo originale | Nofel michutz lezman |
| Autore | David Grossman |
| Edizioni | Arnoldo Mondadori |
| Traduzione | Alessandra Shomroni |
| Anno | 2012 |
| Genere | Storia a più voci |
| Pagine | 183 |
Trama: Il testo ruota tutto intorno ad un uomo che un giorno, improvvisamente, mentre si trova a tavola con la moglie, decide di alzarsi e partire per andare “laggiù”. Questa coppia ha perso il figlio qualche anno prima e “laggiù” rappresenta il luogo dove il mondo dei vivi confina con la terra dei morti, per questo l’uomo, nonostante i dubbi della moglie, decide di partire per incontrare il figlio. Durante il viaggio l’uomo verrà affiancato da altri strani personaggi, tutti accomunati dalla terribile perdita di un figlio. Durante la marcia verso “laggiù” i genitori racconteranno la propria vita, i propri desideri e sentimenti narrando anche le storie dei figli, tragicamente interrotte in modi diversi.
Riusciranno ad arrivare “laggiù”?
Recensione personale:
Come si è potuto intuire dalla trama sopracitata, il tema principale del libro è la morte di un figlio e il lutto raccontato dalle voci dei genitori.
Il libro pare, a tratti, la sceneggiatura di un testo teatrale in quanto è organizzato in modo che ogni personaggio, con le proprie parole, costruisca la struttura narrativa del libro.
Alcuni personaggi danno voce ai loro pensieri in prosa, mentre gli altri esprimono la propria voce in versi; tale scelta è vincente, perché credo che la poesia sia il modo perfetto per lasciare spazio ai silenzi del lutto e che, in egual modo, permetta di esprimere la profondità delle emozioni che la morte scatena nell’uomo.
L’atmosfera di questo libro è, a tratti, molto surreale: vi basti pensare che i personaggi che seguono l’uomo che cammina sono una levatrice, un ciabattino, un vecchio maestro di aritmetica, una riparatrice di reti e un Duca. A seguire il percorso di questi uomini uno scriba delle cronache cittadine, incaricato dal Duca di raccogliere le esperienze di questi genitori orfani dei propri figli.
Grossman, l’autore del libro, ha perso il figlio durante la guerra del Libano del 2006 e quindi conosce la sofferenza e i pensieri di chi ha subito tale perdita.
Per questo motivo il libro è molto credibile e profondamente emozionante.
Io l’ho letto tutto d’un fiato, immaginandomi in cammino con questa strana comitiva; se all’inizio, la curiosità ti porta a chiederti se arriveranno mai “laggiù”, alla fine, chiudendo il libro, ti ritrovi a pensare che, quello che conta, non è tanto la meta quanto il viaggio.
Voto: 9.5/10

di certo non sembra un libro dalla lettura spensierata ma devo dire che forse proprio per questo vale la pena leggerlo <3
Già, l’argomento non è proprio uno dei più spensierati ma il libro è talmente bello che vale davvero la pena di lasciarsi commuovere un po’!
Bisu
Ah, Grossman <3 Libro meraviglioso, come tutti quelli che ho letto di quest'autore.
Io era il primo libro suo che leggevo ma credo proprio che non rimarrà l’ultimo!
Bisu