RECENSIONE #9: “IL FILO DELL’ORIZZONTE” DI ANTONIO TABUCCHI

Ad un mese dalla scomparsa di uno dei più grandi scrittori contemporanei, Antonio Tabucchi, vogliamo ricordarlo recensendo uno dei suoi libri più belli, Il filo dell’orizzonte.

“Il sabato sera, di solito, vanno alla Lanterna Magica. È un cineclub in cima a Vico dei Carbonari, in un piccolo cortile che sembra un angolo di paese, ricorda case coloniche, lembi di campagna, altri tempi. Di lassù si vede il porto, il mare aperto, il gomitolo di stradette del vecchio ghetto ebreo, il campanile rosato di una chiesa stretta fra muri e case, invisibile da altri punti, insospettata”.

 A. Tabucchi 

Titolo: Il filo dell’orizzonte

Autore: Antonio Tabucchi

Edizioni: Universale economica Feltrinelli

Genere: Romanzo

Trama

“Una città di mare che somiglia a Genova, un oscuro fatto di sangue, un cadavere anonimo, un uomo che istruisce una sua privata inchiesta per svelarne l’identità. Ma il procedimento di Spino, il detective della vicenda, non segue una logica di causa/effetto. Invece delle apparenze visibili egli cerca i significati che queste apparenze contengono e la sua ricerca corre sul filo ambiguo che separa lo spettacolo dallo spettatore. Così la sua inchiesta “impazzisce” e da indagine su una morte slitta sul piano delle segrete ragioni che guidano un’esistenza, trasformandosi in una sorta di caduta libera, vertiginosa e obbligata al tempo stesso: una ricerca senza respiro tesa verso un obiettivo che, come l’orizzonte, sembra spostarsi con chi lo segue. Un indimenticabile romanzo-enigma che sotto l’apparenza del ‘giallo’ nasconde un’interrogazione sul senso delle cose”.

Recensione 

Parlando del suo romanzo, Tabucchi lo definisce un libro “poliziesco”, una letteratura che implica la partecipazione del lettore, una letteratura attiva, una letteratura d’indagine, una letteratura di tipo metafisico in cui si cerca l’impossibile, in cui il protagonista Spino (medico legale) cerca l’identità di un morto che però…

Il titolo dell’opera è molto importante, perché è una promessa tematica che affaccia il lettore su qualcosa di sfuggente e di sottile, una soglia e non una certezza fissa ed inoppugnabile.

Dietro ad una scrittura apparentemente leggibile, piana, semplice e scorrevole, Tabucchi costruisce continue interrogazioni di senso che però la scrittura non riesce ad esaurire fino in fondo.

Emblematico è in questo senso il finale: Spino sta per scoprire finalmente l’identità del morto, si precisa da vicino il movimento del personaggio, sembra che il mistero stia per essere svelato, poi il lettore si trova di fronte ad una conclusione sospesa. Come interpretare la risata? Si è trattato di un suicidio oppure di un omicidio? E di chi?

Spino si è messo sulle tracce di una storia da ricostruire e non sappiamo quello che riesce a vedere, perdiamo le sue tracce e quelle del mistero.

In questo mondo così complicato e confuso si affaccia il cinema, che rappresenta una fuga, l’evasione verso un mondo protetto e protettivo, nel quale si rifugiano Spino e la sua compagna, Sara.

Consigliato:

Voto:8/10

Miss Piggy

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4 pensieri su “RECENSIONE #9: “IL FILO DELL’ORIZZONTE” DI ANTONIO TABUCCHI

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