RECENSIONE #16: "IL MIGLIO VERDE" DI STEPHEN KING

Guardò per l’ultima volta il signor Jingles, sulla spalla possente di John Coffey. “Au revoir, mon ami”, lo salutò mettendosi a piangere più forte. “Je t’aime, mon petit”. E gli mandò un bacio. Avrebbe potuto essere buffo, quel bacio soffiato al topo, o forse grottesco, ma non fu così.

Titolo: Il miglio verde
Autore: Stephen King
Edizioni: Sperling
Genere: Romanzo
Traduzione: Tullio Dobner

Trama

Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come “Il Miglio verde”, i detenuti come lo psicopatico “Billy the Kid” Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l’enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
Certe volte la realtà non è semplice come la immaginiamo: basti pensare a quella vissuta da Paul Edgecombe, capo delle guardie del braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain, il miglio verde.

Recensione personale

Durante la lettura del romanzo sarà lo stesso Paul, attraverso un grande e doloroso flashback, a raccontarvi della sua vita nel 1932, della sua dolce moglie Janice, del grande e grosso Brutal, del giovane Dell, del silenzioso Harry, del malvagio e vigliacco Percy, del talentuoso signor Jingles, del folle Wild Bill, del cajun Delacroix, del rigido Moores, e di John Coffey “come la bevanda, ma scritto in modo diverso”.

Paul vi farà entrare in una dimensione che molti di noi non potrebbero mai capire, in un mondo in cui giusto e sbagliato non hanno più significato, un microcosmo popolato da assassini. Questi criminali, pur avendo commesso atti terribili, sono comunque considerati dai loro carcerieri come semplici esseri umani accomunati da un unico destino: essere prossimi alle cure di Old Sparky, la sedia elettrica.

Sono stata colpita da quanto Stephen King mi abbia permesso di impersonificarmi nel protagonista: grazie all’efficace narrazione in prima persona – che solitamente detesto – ho provato i dubbi di Paul, ho allacciato la calotta della sedia elettrica, ho giocato con il signor Jingles, mi sono addirittura “innamorata” della moglie. Io ero Paul Edgecombe.

La storia del libro risulta commovente e toccante, caratteristiche che sono rimaste inalterate anche nell’adattamento cinematografico del 1999. Anche se privo di alcuni dettagli, il film rimane fedele al romanzo.

Godeteveli entrambi!


Curiosità

La prima edizione del romanzo uscì a puntate nel 1996: Stephen King, infatti, accettò la proposta del suo agente di pubblicare Il miglio verde in sei volumi, ognuno composto da un solo capitolo. Nonostante la iniziale incertezza di King dovuta alla novità editoriale, almeno per lo scrittore, della pubblicazione “a rate”, il libro ebbe un grande successo.

Come lo scrittore stesso racconta nella prefazione, l’idea de Il Miglio Verde nacque molto prima della stesura del testo: King creò i personaggi principali e l’introduzione del libro elaborando una “storia da letto”, curioso rimedio da lui usato per sconfiggere l’insonnia cronica ed allo stesso tempo utile per dar vita a nuove idee letterarie. Quella “storia da letto” era intitolata Quel che l’occhio vede e precedette di circa un paio d’anni la pubblicazione de Il miglio verde.

Consigliato: si

Voto:
9/10

Boo 

Grazie al mio Balù che mi ha aiutata a scrivere la recensione. 
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4 pensieri su “RECENSIONE #16: "IL MIGLIO VERDE" DI STEPHEN KING

  1. Fantastica recensione! Io adoro King (come ho già detto, in effetti 😀 ) e trovo che il Miglio Verde sia uno dei suoi libri più belli e intensi, diverso, anche se molto sottovalutato in generale.

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