RECENSIONE #36: “IL CORPO UMANO” DI PAOLO GIORDANO

“<<No! Aspetta. Poi non mi chiamerai per giorni. Raccontami ancora qualcosa.>>

Ma che cosa? Tutto quello che ha da raccontare la farebbe soffrire. Che il cibo è più schifoso di quanto le dà a credere. Che si è invaghito di una donna, una soldatessa come lui, ma lei lo chiama ragazzino. Che domani partiranno per una spedizione in una zona controllata da talebani e lui se la fa sotto. Che stamattina ha visto una testa decapitata e poi si è sentito così nauseato da vomitarsi la colazione sugli scarponi e adesso si rivede quella faccia davanti ogni volta che chiude gli occhi. Che in certi momenti si sente vuoto e triste, e vecchio, sì, vecchio a vent’anni, e non ci crede affatto di essere stato una meraviglia un tempo. (…) Che le vuole bene e lei gli manca tantissimo, lei è ciò di cui più gli importa, l’unica. Non può dirle neppure questo, perché è un adulto ormai, ed è un soldato.”

Paolo Giordano

Titolo Il corpo umano
Titolo originale Il corpo umano
Autore Paolo Giordano
Edizioni Arnoldo Mondadori
Traduzione
Anno Ottobre 2012
Genere Romanzo
Pagine 309

Trama

È un plotone di giovani ragazzi quello comandato dal maresciallo Antonio René. L’ultimo arrivato, il caporalmaggiore Roberto Ietri, ha appena vent’anni e si sente inesperto in tutto. Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l’area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, “un recinto di sabbia esposto alle avversità”, dove non c’è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c’è il tenente medico Alessandro Egitto. È rimasto in Afghanistan, all’interno di quella precaria “bolla di sicurezza”, di sua volontà, per sfuggire a una situazione privata che considera più pericolosa della guerra combattuta con le armi da fuoco. Sfiniti dal caldo, dalla noia e dal timore per una minaccia che appare ogni giorno più irreale, i soldati ricostruiscono dentro la fob la vita che conoscono, approfondiscono le amicizie e i contrasti. In un romanzo corale, che alterna spensieratezza e dramma, Giordano delinea con precisione i contorni delle “nuove guerre”. E, nel farlo, ci svela l’esistenza di altri conflitti, ancora più sfuggenti ma non meno insidiosi: quelli familiari, quelli affettivi e quelli sanguinosi e interminabili contro se stessi.

(www.amazon.it)

Recensione personale

Premetto che questo era il primo libro di Paolo Giordano che leggevo nonostante abbia sentito molto parlare del suo romanzo d’esordio, “La solitudine dei numeri primi”, considerata da molti un capolavoro.

Ho scelto di cominciare questo libro perché, leggendone la trama ero incuriosita dalla possibilità di conoscere la realtà dei militari in Afghanistan e perché sono rimasta molto attratta dalla copertina (come già sapete questa rimane una mia debolezza! ).

Nonostante le trecento pagine l’ho divorato in due giornate, in quanto lo stile di scrittura è molto scorrevole, agile e fluido e la trama è interessante quel tanto che basta per rendere la lettura appassionante.

I personaggi sono ben caratterizzati: a tratti alcuni sono un po’ stereotipati, ma credo che in questo caso la scelta dell’autore sia stata quella di estremizzare un po’ alcune caratteristiche per rendere più interessanti le dinamiche di interazione tra i vari protagonisti; mi riferisco in particolare all’arrogante ed esaltato Cederna o a Mitrano, soldato  vittima perenne degli scherzi camerateschi dei suoi commilitoni alla fob.

Ciò che ho trovato interessante nel testo è soprattutto il fatto che rappresenti uno scorcio sui sentimenti, sulle emozioni e sui vissuti dei protagonisti.

Durante la lettura tutti i protagonisti appaiono, prima ancora che soldati, dei veri uomini,  raccontando attraverso le loro storie le fragilità e la realtà di una guerra dove non ci sono eroi. Ed è proprio questa capacità dell’autore di mettere al centro della storia l’umanità dei protagonisti che in più di un’occasione sopperisce ad una trama non particolarmente originale.

Consigliato: si

Voto: 7/10

Bisu

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10 pensieri su “RECENSIONE #36: “IL CORPO UMANO” DI PAOLO GIORDANO

  1. Questa sarà la mia prossima lettura. A mio padre è piaciuto molto e detto da un brontolone, esigente e amante dei classici come lui non posso che fidarmi. So cosa vuol dire stare in Italia ed avere il cuore in Afghanistan e spero di non doverlo provare più. E’ anche per questo che voglio leggere questo romanzo, per esorcizzare un periodo davvero buio della mia vita.

    1. Spero ti serva davvero come “esorcismo” per un periodaccio, quando lo leggerai mi farebbe piacere sapere la tua opinione in merito.
      Tra l’altro l’autore racconta anche di un rapporto epistolare tra un soldato e la moglie a casa per cui probabilmente tratta temi da te conosciuti.
      Grazie del commento così interessante!
      Bisu

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