RECENSIONE #45: “L’ELEGANZA DEL RICCIO” DI MURIEL BARBERY

“Come sempre, mi salva l’incapacità del genere umano di credere a ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L’ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe in grado di citare l’undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un’assurdità che nessun borghese può concepire.”

 

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Trama

“Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta scorbutica e teledipendente. Invece, all’insaputa di tutti , Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese.

Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.

Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsiuer Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.” (dalla quarta di copertina)

Recensione Personale

In questo periodo mi sento estremamente nostalgica, non ho voglia di esplorare libri e autori nuovi. Preferisco rifugiarmi nei miei romanzi preferiti, ritrovare personaggi a cui per un motivo o per l’altro mi sono affezionata; scrittori e scritture che, lo so già, mi coccolano  e mi suscitano pensieri postitivi.

La Barbery ha uno stile che mi piace moltissimo: ha un tocco molto leggero, nonostante il libro sia punteggiato qua e là da disquisizioni filosofiche (l’autrice è docente di filosofia).

Il romanzo è l’insieme dei due diari delle protagoniste, e perfino i loro due stili sono costruiti in modo sostanzialmente diverso, rispecchiando le loro diverse personalità e maturità.

Madame Michel è una cinquantasettene abituata a camuffare le sua intelligenza e le sue passioni per conformarsi ad un sistema che la vuole vuota come un automa. Indurita dalla vita, sotto sotto è una vera esteta: amante della vita e della bellezza che si cela dietro le piccole cose, non esita a godersi il rito del tè con la sua amica Manuela. Così, ogni settimana la portinaia lenta e semi-disadattata e la colf portoghese altrettanto emarginata e stanca della superficialità dei ricchi padroni, si rifugiano in guardiola. Qui, al riparo da sguardi indiscreti si concedono un vero e proprio momento di rilassante, silenziosa, pura meditazione, attimi rubati alla loro quotidiana vita da sguattere in un mondo di ricchi.

E poi c’è Paloma, altrettanto geniale e inacidita, testarda come solo una dodicenne può essere. L’unica ad intuire la vera natura che Madame Michel cela sotto il fazzolettone da sciatta massaia, forse per attrazione tra affinità elettive. Pian piano riuscirà a fare breccia nel guscio di Renée, grazie all’aiuto del misterioso e affascinante Monsieur Ozu…

Amo questo romanzo perché in fondo è un invito a guardare fino in fondo ogni piccola cosa che ogni giorno ci passa davanti agli occhi, e all’apparenza non ha nulla da dire. In primo luogo, è un monito che invita a interrogarsi sulla suprficialità con cui ci relazioniamo con gli altri. Sia Renée che Paloma, ma anche Manuela e Monsieur Ozu hanno molto più da dare e da dire di quanto si pensi a prima vista. E io? Quante volte penso di avere capito gli altri alla prima occhiata? Chissà quanti mondi mi sono persa!

E poi, questa storia poetica è un vero e proprio inno alla bellezza insita nelle piccole cose: sia Renée che Paloma, per quanto stanche del vuoto e dell’ipocrisia che vedono intorno a loro, non si stancano mai di cercare qualcosa per cui valga la pena di sorridere ed essere felici, il piccolo miracolo che rende ogni giorno unico, meraviglioso e degno di essere vissuto. Uno dei pochi romanzi moderni che contenga una morale degna di un grande classico, elargita con quel tocco di fresca simpatia che ve lo farà apprezzare, e rileggere.

Voto: 9 /10

Lady Bacillus

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3 pensieri su “RECENSIONE #45: “L’ELEGANZA DEL RICCIO” DI MURIEL BARBERY

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