RECENSIONE #47: “EVERYMAN” DI PHILIP ROTH

“Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa. In pochi minuti tutti erano andati via – avevano voltato le spalle, stanchi e lacrimosi, all’attività meno gradita dalla specie umana – e lui rimase indietro.”

http://ivoginevra.blogspot.it/2010_11_01_archive.html
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Titolo Everyman
Titolo originale Everyman
Autore Philip Roth
Edizioni Einaudi
Traduzione Vincenzo Mantovani
Anno 2007
Genere romanzo
Pagine 123

Trama

Dal retro di copertina: “Il destino dell'”Everyman” di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall’osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un’agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. E l’amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l’ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.”

Recensione personale

Everyman non è certamente uno di quei romanzi che ti colpisce per la storia avvincente e accattivante, ma per la forza con la quale viene affrontata una delle tematiche più difficili e drammaticamente comune a tutti noi: la morte.

La storia che ci racconta Roth è quella di un uomo comune che, a seguito di una terribile malattia, inizia a fare un’analisi della propria vita, a riflettere sui propri errori, sulle sue mancanze famigliari e sulla terribile solitudine della sua vecchiaia.

Roth parte dalla descrizione del funerale dell’uomo, per poi ricostruirne l’intera esistenza. Dopo l’esordio la scrittura si concentra sullo stesso personaggio; c‘è uno spostamento verso la sua coscienza: la scrittura, allora, perde la sua linearità per volgere la sua attenzione ai ricordi, alle apparizioni che si trasformano in “epifanie”, rivelazioni del vuoto della sua vita.

Sembra quasi di percorrere una “via crucis” nella malattia, nell’ineluttabilità della morte: ciò che accomuna ogni uomo (l’everyman) è proprio la morte.

Voto: 8/ 10

Miss Piggy

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5 pensieri su “RECENSIONE #47: “EVERYMAN” DI PHILIP ROTH

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