RECENSIONE #50: “ALCATRAZ” DI DIEGO CUGIA

                      “131 giorni all’esecuzione: (…) Dignità.
Significa stare dritti con la schiena e tener la vostra ferita aperta come una bandiera. Lasciate che i vostri dolori sventolino al sole. Non cercate di imitare quelle comparse sempre allegre delle pubblicità. Fanculo ai fighi. Noi non siamo fighi. Qualcuno è brutto, qualcuno è grasso, molti poveri, alcuni teneri, altri feroci, in maggioranza disoccupati. Non fingete di essere allegri, se non lo siete. Volete piangere? Fatelo. Qui con me, ora. Potete urlare, scoreggiare, mandarmi al diavolo o benedirmi. Questa è Alcatraz, Radiorai, la più libera di tutte le radio: quella che sta in galera.
Alcatraz, il programma per chi non ha più niente da perdere.”

alcatrazhttp://www.libreriarizzoli.corriere.it

 
Titolo Alcatraz
Autore Diego Cugia
Edizioni Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Traduzione  
Anno 1999
Genere  Romanzo
Pagine 257

 

 

 

 

Trama: Mancano duecentosessanta giorni alla fine, per Jack Folla. Detenuto numero 3957 nel braccio della morte di Alcatraz, mentre aspetta di salire sulla sedia elettrica, Jack inizia a trasmettere, come un qualunque d.j., parole e musica via radio. Può dire davvero ciò che pensa, senza finzioni, Jack: non ha molto tempo, e nulla da perdere. Può permettersi di usare parole crude e brutali. Può permettersi di guardare in faccia la verità, e di gettarcela nuda sotto gli occhi… Tratto da un fortunato programma radiofonico, “Alcatraz” è una coraggiosa battaglia contro l’ipocrisia e la mediocrità. Sono in molti a chiedersi se esista davvero Jack Folla, e se sarà poi giustiziato. Ma poco importa chi sia, che fine farà. Ciò che conta è quello che ha detto, quel suo sguardo sul mondo, uno sguardo franco e spietato al quale nulla e nessuno può sottrarsi. E che costituisce l’eredità inalienabile che ha voluto lasciarci. (tratto dalla terza di copertina)

Recensione personale:
Ricordo di aver letto questo libro la prima volta quando ero alle superiori e ricordo di esserne rimasta affascinata. Ho l’abitudine di sottolineare frasi che mi colpiscono e vi posso assicurare che questo libro è stato più e più volte segnato perché pieno di citazioni e pensieri che ti portano a riflettere.
Jack Folla, il condannato in attesa della propria morte, non ha più niente da perdere e per questo racconta la realtà senza filtri ed ipocrisie, con uno sguardo sarcastico, ironico e dissacrante in grado di dipingere la realtà di una decina di anni fa ma per certi versi ancora molto attuale. Il dj che trasmette dal carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti usa un tono duro, sprezzante ma appassionato, come chi ha veramente a cuore la necessità di “vomitare fuori” i propri pensieri prima di spiccare il volo e lasciare questo mondo.
Leggendo questo libro scoprirete un testo di piacevole lettura, con uno stile di scrittura fatto di frasi semplici, direttamente provenienti dallo stile radiofonico.

Concludo questa brevissima recensione lasciandovi una citazione di Jack Folla che ho sottolineato e vi potrà dare un po’ l’idea dello stile del libro.
Vi vogliono spenti perché non gli conviene che illuminiate quest’interminabile notte del mondo. Siete scomodi con tutti i vostri perché del cazzo. Vi tengono buoni facendovi consumare di tutto, cosi il faro diventa sempre più fioco, finché la luce si spegne. (…) Ti sto invitando a sfasciare le vetrine? A bucarti? A fare una strage? Sei fuori strada ragazzo. Sto invitandoti a chiederti sempre che cosa stai facendo e perché cavolo lo stai facendo e se è giusto o sbagliato. Questa è la ragione che vale la vita. Sei fuori del branco, sei un rompicoglioni ma sei tu. Unico, irripetibile
Alla prossima!

Voto: 7/10

BISU

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